Tommy sulle Dolomiti – Capitolo 2

Tommy sulle Dolomiti – Capitolo 2
Capitolo 2

Contemporaneamente, mentre Tommy stava sparando il suo succo in sogno nella bocca del suo primo amico, senza che lo sapesse, nella stanza vicina un altro ragazzo stava per rilasciare un getto di crema pura.
Anche Lorenzo non sapeva della presenza di Tommy al di là del muro che divideva le loro due stanze ed era impegnato nello stesso esercizio mattutino che stava occupando il suo partner inconsapevole. Ma l’approccio di Lorenzo era diverso, non stava sognando un innamorato perso, né della calda umidità della bocca di un amico. Non sognava mai di qualche cosa, lui sperimentava e per lui tutta la vita era fatta di momenti vuoti tra momenti pieni, quei pochi secondi quando il suo corpo si inarcava dal letto, o le sue natiche si contraevano mentre si masturbava sul water, o le sue gambe e natiche si pigiavano mentre spingeva l’inguine contro il suo pugno. La vita era un susseguirsi di seghe con alcune cose poco interessanti che succedevano tra una e l’altra.

Quella mattina si era svegliato come sempre con un’erezione massicciamente dura e ci aveva avvolto la mano. Anche lui era solo nella stanza, sua madre, con cui viveva (suo padre era morto) era alla colazione del Simposio della Conferenza Internazionale di Urologia. Lei era urologa, una specialista nelle malattie di peni e vesciche e relativi organi e genitali ed inoltre era una specialista in urologia pediatrica: le palle e peni di ragazzi della sua età.
E la sua biblioteca… Ah, la sua biblioteca! Che eccitazione! Che fonte di informazioni! Che fonte di ispirazione!

Lorenzo rotolò nel letto, si mise comodo facendo scivolare via le coperte dal corpo, era già a torso nudo e calciò via i boxer. Scivolò sul letto verso la testata contro il muro e voltandosi in modo che la sua testa fosse ai piedi del letto, alzò i talloni sul muro finché il cazzo non puntò diritto verso la sua bocca.
Con grande cura (aveva letto troppo di ani e tessuti lacerati), si infilò in bocca un dito a cui aveva fatto attentamente la manicure (In modo che non fosse un pericolo) e lo leccò ed insalivò finché non fu ben bagnato.
Mise la mano tra le sue chiappe (erano belle piene, aveva un bel sedere tondo) e strofinò la saliva intorno all’apertura del culo. Riportò il dito in bocca bagnandolo e bagnando poi il buco del culo una dozzina di volte, spingendo ogni volta il dito sempre più profondamente. Alla fine il dito entrò completamente e fu in grado di sentire la prostata pulsarci contro. Immaginò il dito che strofinava la sua ghiandola (Aveva letto i dettagli dell’anatomia e la fisiologia di come la prostata serve a provocare un grande orgasmo nei libri di sua madre quando aveva solo 8 anni e continuava a leggerli).
Non chiuse gli occhi, non pensò ad un Franco o a un Tommaso o a un Enrico o a qualcun altro, si concentrò solamente sulle sensazioni delle sue manipolazioni e di come si evolvevano. Non l’aveva mai fatto con qualcuno, non aveva neanche mai visto un ragazzo nudo, eccetto che nelle foto dei libri di sua madre ed il suo corpo nello specchio. Frequentava una piccola scuola privata tanto lussuosa che avevano dei bagni privati. Non aveva padre, niente fratelli o sorelle, era assolutamente solo. Non aveva mai fatto la doccia con qualcuno o visto una porta del bagno aperta mentre qualcuno faceva i suoi bisogni. Sua madre era molta pudica e non aveva discusso di niente con lui. Quello che sapeva lo sapeva dai libri, non da lei.

Guardò ad occhi aperti il suo pene quindici centimetri sopra la sua faccia e la sua bocca aperta in attesa. Guardò con soddisfazione il suo scroto pendente dalla base dell’asta, le due uova pronte a consegnare il loro carico. Sentì la levigatezza dell’interno del suo buco del culo e la sensazione del suo dito bagnato che strofinava la prostata, incentivando un flusso di crema nella sua bocca in attesa.
La punta del suo uccello ora si stava gonfiando visibilmente e la fessura sulla punta si stava aprendo completamente. Poteva vedere che il buco era aperto e pronto a sprizzare. Continuò a muovere le due mani: la destra col medio seppellito profondamente all’interno del buco del culo a strofinare la prostata, aumentando il flusso di fluido seminale da portare alla sua bocca, e la sinistra avvolta intorno all’asta del suo uccello gonfiato che continuava a gonfiarsi, facendo scivolare la pelle del prepuzio su e giù sulla cresta della testa del suo pene, la fessura era aperta e pronta a consegnare un carico alla sua bocca.

Lorenzo non accelerava o rallentava, i movimenti delle due mani erano stati esattamente gli stessi da quando aveva cominciato, subito dopo aver messo i piedi sul muro ed il pene in posizione sopra la faccia. La destra e la sinistra si muovevano in completa armonia, la destra dentro e fuori, la sinistra su e giù. Sentì la sensazione dell’orgasmo cominciare a salire profondamente dalla prostata alle palle e poi dallo scroto all’asta dell’uccello. Il ritmo rimase esattamente lo stesso.
Aprì completamente la bocca mentre guardava con calma la fenditura aperta sulla punta del suo pene. Continuò precisamente come prima mentre il caldo afflusso dell’orgasmo cominciava e non perse un colpo o cambiò ritmo mentre fiotti di sperma cominciavano ad essere pompate dalla punta del suo pene nella sua bocca. Non ne perse neppure una goccia. Con calma prese ogni goccia nella bocca aperta e quei pochi sprizzi che caddero sulle labbra furono leccati dentro da una lingua esperta.
Munse le ultime gocce, l’ultimo seme dal suo cazzo ora molle e sorrise. Spostò con calma i piedi dal muro e rimase sulla schiena per alcuni minuti, strofinandosi gli ultimi sprizzi di sborra sulla pelle dello stomaco.

Fece una doccia, si vestì e scese a fare colazione con gli altri ragazzi, i ragazzi dei medici della convention. C’era una zona destinata ai più giovani e lui era affamato.

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