Martina

Martina
Ero alla ricerca di un posto tranquillo dove portare al termine la mia tesi di laurea. D’alcune settimane frequentavo un caffè della zona in cui vivevo. Il posto era un luogo intimo frequentato da pochissime persone, per lo più gente di passaggio che si ferma giusto il tempo per una consumazione veloce. Poi c’erano i soliti clienti fissi, giovani ragazzi della mia età. Erano conosciuti in zona, loro gestivano un piccolo giro di spaccio. Erano delle teste calde, ma per mia fortuna mi preso in simpatia.

Andai in simpatia perfino alla ragazza che lavorava dietro al bancone. Lei mi lanciava numerose occhiate, alcune un po’ maliziose. Poi puntualmente la mia consumazione la pagava lei.

Uno dei ragazzi notando l’interessamento della ragazza nei miei riguardi, un pomeriggio si siede vicino a me, e dopo aver parlato del più e del meno mi fa una confessione:

Ho notato gli sguardi che tu e Martina vi lanciate. Sai che lei arrotonda il salario con i clienti che gli piacciono?

Vengo a conoscenza che la sera quando stacca riceve a casa su appuntamento.

Ma stai attento che nasconde una sorpresa…

Mi fu da subito chiaro che Martina non era una donna. Il trucco troppo marcato, le mani leggermente troppo grandi per una donna, e quel pomo d’Adamo leggermente sporgente, mi avevano già da subito indotto a sospettare che in realtà fosse un uomo. Però non mi dispiacevano le sue attenzioni, anche se venivano da un uomo, lo stesso mi lusingavano.

Dopo quella rivelazione, avevo cambiato atteggiamento verso di lei, inconsciamente non volevo che i ragazzi potessero pensare che mi piaceva un uomo, anche se estremamente femminile, ma pur sempre uomo.

Lei notò il mio cambiamento, e non perse tempo a domandarmi se avesse fatto qualcosa che mi potesse aver dato fastidio. Risposi di no, non c’era nulla, ed ero solo in tensione per l’ultimo esame. Non le dissi la verità, finsi semplicemente di non sapere che in realtà fosse un ragazzo.

Lei capì che c’era qualcosa che non andava ed un pomeriggio a fine turno mi chiese un appuntamento a cena per quella sera. Accettai l’invito.

Passai una piacevole serata in sua compagnia. Era simpatica, il suo sorriso mi faceva dimenticare che davanti hai miei occhi c’era un uomo e non una donna. A fine cena propose di andare a ballare. Io nuovamente accettai l’invito e andammo in discoteca.

In pista ballavamo senza alcun contatto fisico. Si muoveva da gatta, mi provocava, poi i suoi gesti ad un tratto si fecero più intensi ed erotici, arrivò a strusciarmi il culo contro il mio sesso. Un po’ per l’alcol, un po’ per quel suo profumo e le movenze da donna, mi dimenticai che in realtà fosse un uomo, e nel pantalone lascio esplodere un erezione, che non le sfugge. Sentendo il mio sesso che la desidera contro il culo, si volta e mi bacia. Non la scanso, mi piace pensarla come una donna, e fingo che in mezzo alle gambe non abbia un pene come il mio ma un bensì un sesso differente. La sua lingua un po’ ruvida rompe l’illusione, e al posto suo appare un uomo con la barba. Il pensiero di baciare un uomo mi fa staccare da lei, e senza dire nulla la lascio li e scappo a casa.

Per una settimana non mi presento al caffè. Dopo dieci giorni mi arriva un suo messaggio.

Devo parlarti. Questa sera vengo a casa tua.

Quella sera, ad aspettarmi sotto il palazzo non trovo Martina, ma un ragazzo che vagamente le somiglia. Ha i capelli lungi legati da una coda di cavallo, appallottolati dentro un cappellino da baseball. Indossa una felpa con il cappuccio, e una tuta larga. Dice di chiamarsi Mario, ha 30 anni.

Cosa significa?

Pensi che non abbia capito perché quella sera in discoteca te ne sei scappato, lasciandomi li?

Avevo paura.

Di cosa? Di questo?

Si. Tu mi piaci, e questo mi spaventa.

Mi sono innamorata di te.

Ma tu sei un uomo.

E allora? Ho notato l’erezione e quel bacio appassionato che mi hai dato. Se non ti piaccio, allora, dimmi perché hai reagito in quel modo?

Non lo so.

Io penso che lo sai. È perché ti piaccio. Vieni a casa mia tra un ora, ad aspettarti troverai Martina.

Ero confuso, come persona Martina mi piaceva, era dolce, intelligente, la sua compagnia era piacevole. Ma Martina era anche Mario, quel ragazzo sportivo che poco fa è venuto sotto casa mia.

Sono sempre stato una persona razionale e non ho mai agito d’istinto. Ero stufo di quella persona e decisi di lasciarmi andare una volta nella vita.

Arrivo a casa di Martina, e mi accoglie in intimo nero. I capelli neri sciolti, il rossetto rosso e il trucco, mi fecero dimenticare a Mario. Non potevano essere la stessa persona, era tutto uno scherzo. Martina è una donna, e a me questa donna piace. Mi porta in camera e mi abbassa i pantaloni. Si inginocchia e prende il mio sesso tra la bocca. È calda come quella di una donna. Mi diventa subito duro e lei mi regala il più bel pompino della mia vita.

Ti voglio. – gli dico.

Si alza e lentamente si sposta il perizoma quel tanto da lasciarmi entrare nel suo culo. È caldo come quello di una donna. Si abbandona ai piaceri del sesso anale. Sento la sua voce di donna gemere di piacere. Provo qualcosa che non ho mai provato prima. Sento il cuore pieno d’amore, vorrei darle un bacio. Esco fuori, la giro le do un bacio. La bacio con passione. Per l’occasione ho anche chiuso gli occhi. Sento contro il mio sesso il suo sesso eccitato. Vorrei dirle ti amo. Mi chino e lo prendo nella mia bocca. Non mi aspettavo un sapore cosi. Sento la bocca piena e calda. Gli succhio il sesso e scopro essere piacevole. Voglio bere il suo seme, voglio assaporare il piacere della persona che amo.

Ti amo Martina. Voglio il tuo nettare.

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