Adesso vi parlo di Sara

Adesso vi parlo di Sara
Sara è la mia amica del cuore, mia sorella, il mio alter ego, la mia coscienza e la mia follia.

Siamo nate nello stesso mese, dello stesso anno, abitavamo nello stesso quartiere, abbiamo frequentato le stesse scuole (dall’asilo fino al liceo), abbiamo condiviso i gusti musicali, le mode, le vacanze, le amicizie…..e anche i ragazzi (ah ah ah).

A forza di stare insieme eravamo diventate anche simili: stesso colore di capelli, stessa altezza, stesso colore di occhi, stessi abiti. Tanto simili che spesso ci scambiavano per sorelle. A scuola, invece, ci chiamavano semplicemente le “siamesi”.

E, ovviamente, abbiamo condiviso le nostre prime esperienze sessuali.

Condivise come curiosità, come confidenze, come rivelazione di segreti estremi…..e condivise, anche fisicamente, come sperimentazione giocosa.

Eravamo soltanto due adolescenti quando i nostri “pruriti” si rivelarono prepotenti.

Entrambe forse troppo precoci, entrambe troppo sensibili al richiamo della natura. Come chissà quante altre migliaia di ragazze (e ragazzi) ci confessammo reciprocamente i desideri più estremi e quella strana urgenza di provare le “cose proibite”.

Galeotti furono i giornaletti pornografici di mio fratello.

Quando li scoprimmo, dopo un iniziale imbarazzo e disgusto, rimanemmo affascinate da una realtà fino a quel momento a noi sconosciuta.

Al massimo avevamo fatto accoppiare impropriamente Barbie con Ken…ma non capivamo perfettamente come funzionava visto che Ken…al posto del “pisellino”…beh…insomma era come la Barbie…

“…ma è così grosso?…io non credevo…e come fa a ad entrare nella patatina???…”
“…che schifo!!!…ma lo prendono in bocca!!!…bleah…e tutta questa roba bianca???…”
“…quello è il seme…lo sperma….ihhhhhhhhh….che schifo!!!…”
“…io quelle cose…NON LE FARO’ MAI!!!!….”

Fummo talmente “disgustate” da quelle immagini che prendemmo la “pessima” abitudine di lanciarci come assatanate, ogni volta che rimanevamo sole in casa, verso il nascondiglio dei giornalini porno di mio fratello.

“…io a vedere queste cose…..mi bagno….te?….” – mi confessò Sara
“…devo cambiarmi le mutandine…..ah ah ah….”
“…ci tocchiamo?…”
“…cosa???…io a te non ti tocco di certo!!!”
“…no, scema…dicevo…ognuna per conto suo…”
“…ah….si….anche perché…..non ce la faccio più!!!

E fu il nostro primo orgasmo insieme. Ma l’appetito vien mangiando…si sa.

E se la prima volta ci limitammo ad infilare la mano dentro i pantaloni successivamente, e sempre di più, abbassammo la soglia del pudore, tanto da ritrovarci nude, una di fronte all’altra a toccarci come matte!!! E non distinguevamo più se l’eccitazione fosse indotta dai giornaletti o dal semplice masturbarci insieme.

Successe tutto per caso, per gioco, in una strana nottata d’estate quando, sollecitate dalle nostre fantasie, ci ritrovammo ad imitare tra noi quello che avremmo voluto fare davvero con un ragazzo.

“…ma secondo te…cosa si sente quando ti leccano la passerina?…” – mi chiese eccitata
“…mah…non saprei …però, a giudicare dall’espressione di quelle dei giornalini, dev’essere parecchio bello!!!” – risposi osservando la faccia di una delle protagoniste
“…vuoi provare?…”
“…in che senso?…”
“…ti lecco io…e poi mi lecchi tu…”
“…che schifo!!!…io non ne ho il coraggio!!!”
“…dai, vieni, mettiti qui…così…”

Avevo più paura io di lei, la sua testa fra le mie gambe. Mi faceva senso. Forse non avrei voluto però, Sara, sempre intraprendente, era già partita, prima timidamente chiedendo se andava bene come faceva poi, sempre più precisa nella tecnica e, in men che non si dica, mi condusse verso il primo vero serio orgasmo della mia vita.

“…di che cosa sa?…” – le chiesi ancora tremando
“…un sapore strano…piacevole però…ti è piaciuto?…”

Non osai negargli la contropartita.

All’inizio titubante, quasi schifata dal pensare cosa stavo facendo. Poi il suo odore, il sapore, il suo pelo che mi solleticava il naso, il contatto. Sapore asprigno che poi diventa dolce, caldo, bagnato e chi entra nelle narici e, quasi fosse una droga, ti induce sempre più ad abbeverartene.

Tremò come una foglia per esplodere, anche lei, in un orgasmo folle. Mi ricordo solamente il senso di soddisfazione estremo che provavo nell’averle fatto provare così tanto piacere. Il mio viso totalmente bagnato del suo piacere, lei in preda ancora dei sussulti del piacere.

Ci abbracciammo come per trovare conforto e giustificazione in quello che avevamo fatto.

Un bacio…e ci spaventammo. Entrambe.

“Pensi che adesso siamo lesbiche?…”
“…oh, cazzo Sara….no….io non credo che siamo diventate lesbiche….”
“Meno male…anch’io penso che non siamo lesbiche…però…”
“…però…???…”
“…mi è piaciuto….ah ah ah….”
“…anche a me…ah ah ah…”

E dopo questo strano ed infantile “chiarimento”, ci ritrovammo nuovamente abbracciate a rotolarci nel lettone nude.

Che corpi avevamo all’epoca!!! Corpi acerbi, sì, ma naturali, tonici non ancora alterati dalla maturità. Non eravamo, allora, costrette al trucco, alla depilazione, agli smalti, ai fard….ragazze…quasi donne….nel pieno della manifestazione della natura.

E’ stato quello sicuramente il momento per entrambe in cui il nostro richiamo sessuale era decisamente al top. Bastava una parola…uno sguardo…un sogno…un alito di vento…per trovarci completamente eccitate e smaniose di portare a compimento la nostra “missione”.

Fu lei, ovviamente, a scopare per prima. Quando mi raccontò l’evento rimasi incantata dalla descrizione del corpo di lui, delle sensazioni piacevoli, di quelle dolorose. Non ero gelosa, semmai invidiosa (benevolmente) del fatto che lei aveva già…ed invece io…no. Mi consolò dicendo che, tutto sommato, l’esperienza in sé, non era stata un granché e che, in fondo, i nostri “giochi” erano decisamente più appaganti.

Non mi convinse troppo. E di lì a poco…..pareggiai. Uno a uno.

Mi ricordo che eravamo sedute su un muretto, in una strada di campagna, quando glielo raccontai. Sembrava felice che ci fossimo riallineate nuovamente.

“…sai cosa?…avevi ragione…” – le confessai
“…su cosa?…”
“…insomma…sono rimasta un po’ delusa…credevo che ci fosse maggior coinvolgimento…invece…sembrava quasi che ognuno pensasse per sé….”
“…anche a me ha dato la stessa sensazione…tra noi…invece….”
“…io penso a te mentre lo faccio…mi piace sapere che sto facendo bene…e sentire che godi…invece lui…sembrava che pensasse soltanto al suo di piacere….”
“…già…ho avuto anche io questa impressione. E non faceva che dirmi cose…tipo…lo senti?…ti piace?…è grosso, vero?….mah….”
“…dev’essere un difetto degli uomini mi sa…”
“…speriamo di no!!!….forse siamo solo incappate in due imbranati !!!…ah ah ah…”
“…ci ho messo più tempo a spogliarmi che lui a venire….ah ah ah…e subito dopo sembrava avesse fatto la maratona di New York….ah ah ah….”
“…ah ah ah…infatti!!!….mi sembrano un po’ debolucci questi uomini…io mi sono chiesta…ma allora….quando si inizia???…ah ah ah…”

Tanti anni dopo ci dicemmo che la nostra fretta di provare, ci aveva fatto “sprecare” la prima volta.

Ma tant’è!!!….indietro non si torna…e quel che è stato e stato.

Vi posso solo dire, cari lettori, che in seguito, sia io che Sara, rivedemmo completamente il giudizio sugli uomini. Non che lo rivedemmo in tutto e per tutto positivamente, però ci furono sicuramente esperienze migliori e, di certo, più appaganti.

Tanto appaganti che arrivammo al punto addirittura da consigliarci l’un l’altra i ragazzi con cui eravamo state (che porcelline!!!…se ci ripenso!!!)…e non abbiamo neanche disdegnato (ed un po’ me ne vergogno adesso!!!) di condividere contemporaneamente situazioni estreme.

Ma di questo, ed altre cose, ve ne parlerò in altri racconti.

Vi dico solamente, per chiudere questo racconto, che l’ultima volta che io e Sara abbiamo “giocato” insieme eravamo un più grandicelle. Successe in Grecia quando, accompagnate dagli allora inadatti fidanzati, trovammo conforto ognuna nelle braccia dell’altra.

Adesso Sara vive con la sua famiglia in una città diversa. Ci vediamo raramente, ci telefoniamo ogni giorno anche più volte. Quando le ho parlato della mia intenzione di scrivere di noi due, dopo un attimo di perplessità, è scoppiata a ridere.

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